L’impronta ottica in implantologia

L’impronta ottica in implantologia

Dott Gérard Duminil
  • Articolo pubblicato su Information Dentaire n. 12-28 marzo 2018
  • Rilevazione dell’impronta ottica
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La capacità di rilevare l’impronta di un sito impiantato è legata al fatto che il sistema implantare abbia i componenti clinicamente necessari e i relativi analoghi virtuali nelle librerie di software CAD. Negli ultimi anni, la grande maggioranza dei produttori ha lavorato in questa direzione, offrendo la possibilità di realizzare la protesi su impianto a partire dall’impronta ottica.

Come con il metodo convenzionale che utilizza l’elastomero, il principio è quello di localizzare con precisione l’impianto nei tre piani dello spazio in relazione ai denti adiacenti e all’ambiente della mucosa. A tal fine, deve essere utilizzato un transfer specifico compatibile con l’impronta ottica e il software CAD deve avere un proprio analogo virtuale. Illustreremo il nostro punto attraverso un semplice caso clinico: l’impronta di un elemento singolo in posizione 46. La soluzione protesica considerata è un abutment personalizzato e una corona…

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Anche in questo caso, nel campo delle protesi su impianto, l’impronta ottica fornisce velocità e semplicità nelle fasi cliniche, dimostrando al contempo un’elevata precisione. I limiti attuali sono la spaziatura dei pilastri e i casi di arcata completa per i quali non è ancora stata ottenuta la validazione.

DOTT. GéRARD DUMINIL
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