Perdita di una quantità minima di tessuto peri-implantare

Dott Jacques CHEYLUS

Testimonianza : perdita di una quantità minima di tessuto peri-implantare

Ho iniziato ad utilizzare questo concept già nella sua prima versione, quando è stato proposto quattro anni fa, perché incorporava una logica di transizione digitale che stavo implementando all’interno della mia azienda. Questo strumento digitale è oggi innegabilmente, per quanto piccolo, una delle più grandi rivoluzioni dell’implantologia moderna. È allo stesso tempo uno strumento chirurgico, un « Profile Designer » per guidare anatomicamente la guarigione dei tessuti molli peri-implantare, ma anche uno strumento digitale, uno scanbody, per eseguire l’acquisizione digitale della situazione implantare in modo non invasivo e incredibilmente accurato.

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Si tratta in pratica di tre strumenti in uno. Permette la guarigione anatomica dei tessuti peri-implantari scegliendo la forma più adatta per ricreare l’emergenza protesica conforme al dente da ricostruire. È anche uno strumento estremamente semplice e preciso perla rilevazione dell’impronta: sia che si tratti di impronta ottica alla poltrona, in cui svolge il ruolo di scanbody, o di impronta fisica, che sarà scansionata successivamente nel laboratorio protesico. Non è quindi necessario che il medico sia dotato di uno scanner intraorale ! Ma spesso diventa una motivazione supplementare per investire…

Infatti, anche la sessione della rilevazione dell’impronta, spesso vissuta male dal paziente, è molto semplificata. Il parere degli utenti è unanime: la durata di questa sessione è divisa per tre ed elimina moltissimo stress sia per il professionista sia per il paziente ! Inoltre, facilita gli scambi tra i chirurghi e i loro corrispondenti e ne aumenta la complicità. Infine, può essere utilizzato anche come supporto per una protesi provvisoria con un sistema di monconi separabili in Peek bianco che si agganciano al fusto della vite (una vite corta, fornita con il moncone provvisorio, sostituisce poi la vite originale per consentire l’innesto indicizzato di questo elemento ritentivo). La realizzazione della protesi di transizione può quindi utilizzare semplicemente la tecnica di isomolding comunemente utilizzata nelle protesi convenzionali, oppure può comportare anche la ricostruzione CAD/CAM.

Se esiste un interesse clinico importante dopo anni di esperienza e di follow-up del paziente, è quello della conservazione dei tessuti. Ognuna delle tre caratteristiche di cui sopra contribuisce alla perdita dia quantità minima di tessuto peri-implantare. La culla protesica stampata permette di scolpire i tessuti durante la fase di guarigione (« Shaping Profile »). La protesi realizzata successivamente si adatta perfettamente al letto ricevente senza ricreare tensioni sui tessuti. L’impronta non richiede la manipolazione dei monconi o dei transfer. Così, il fragile tessuto cicatriziale non viene danneggiato come potrebbe avvenire a causa di ripetute manipolazioni. D’altra parte, la tecnica dell’impronta digitale è una tecnica di precisione formidabile.

Sulla base positiva dei risultati clinici osservati, scelgo ora un protocollo standardizzato e riproducibile in una pratica clinica a scopo estetico. Per quanto possibile, eseguo contemporaneamente l’estrazione flapless e l’impianto, utilizzo sistematicamente una componente secondaria di guarigione Iphysio monouso, scegliendo la forma più adatta a riempire l’alveolo gengivale e coprendo anche con il “poncho” in FRP a rivestire una riserva di particelle ossee (osso di banca umano) interposizionate in spazi ossei peri-implantari superiori a 0,5 mm. Infine, copro questi elementi con una protesi temporanea immediata (ovviamente regolata in sotto-occlusione) poiché le esigenze estetiche dei pazienti sono onnipresenti.

Fonte : DENTOSCOPE numero 205

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